Scrive Aldo Del Noce (Jazz Convention, 5 giugno 2019):
"Già operosamente notata in quartetto con un lavoro dedicatario a Luc Ferrari (Exercises d'Improvisation), e più recentemente arruolata in un ensemble ulteriormente allargato per la regia di Elliott Sharp (Syzygy), la pianista Francesca Gemmo devolve un nuovo saggio delle proprie attenzioni verso l'espressione di frontiera investendo, in termini magari più congeniali, su un'articolata esperienza in solo, «dialogando con e dentro il pianoforte».
Dieci le misure lungo cui si articola il presente Ad Libitum, avviando il corso espressivo entro quattro sezioni (Sipari) cui soltanto una lettura superficiale potrà conferire carattere "accademico", stante l'immediatamente espressa tempra esplorativa, pur ricadente entro cornici prefissate rispetto alla unica session di registrazione, diversamente dai successivi momenti, graziati da una concezione "ad libitum", e dall'andamento strutturalmente più libero e diversamente privato.
Tale dunque il diagonale ed avventuroso Monocromo, l'impressionismo chiaroscurale in Promenade, i segni evocativi e gli spazi mnestici della brumosa Fall-Winter, le destrutturazioni fluenti in Novella, la strutturata quanto ondivaga dimensione del gioco in Discontinuum, fino all'intenso ed ondoso dinamismo della scultorea e suggestiva In Fine.
Dell'elettivo strumento si percepisce una più che stratificata formazione classica, eminentemente orientata al sentire post-moderno, ma esiterebbe alquanto trito (ed in parte superato) il riferimento per analogia ai revisori del pianoforte all'alba del XX secolo, Satie in testa (comunque storicamente pertinente e dovuto), ma certamente inadeguato il paragone con i contemporanei alfieri del minimalismo meno strutturato e più di consumo (un Ludovico Einaudi accetti di pagare dazio per tutti): pianista visionaria che del pensiero cageano sembra aver tratto una lezione propria, ad esempio gestendo con personalità la dimensione caotica, certo tesaurizzando (anche) quanto maturato durante le esperienze di formazione (con i valori aggiunti delle partnership di caratura, tra cui Alvin Curran, Giancarlo Schiaffini, o appunto Elliott Sharp), Gemmo si palesa auto-interprete di sensibile efficacia dal cui pianismo emergono sensibilità e nitore quali più caratteristici tratti, oltre all'elevato grado di ponderazione nell'economia delle dinamiche e nell'orientamento degli equilibri.
Una personale progressione fraseologica affrancata dalle appartenenze di "genere", foriera comunque di tratti che non risulterebbero estranei alle logiche espressive del piano-solo entro certe fasce jazz, ma che la rendono con più probabilità cittadina di un trasversale e assai transitato mondo definibile con la comoda (quanto anodina) dicitura "free-style" , non è che una tra le componenti di una musicalità animata e dialettica, in cui si percepisce il carattere del dialogo con un'interiorità collettiva quanto con una dimensione "altra"; Ad Libitum si palesa insomma lavoro efficace e sostanzialmente scevro da agnosticismi ispirativi, che segna un punto alquanto fermo non soltanto nell'ulteriormente blasonata sezione "contemporanea" della label salentina, quanto e soprattutto entro il nostro più contributivo parterre solistico."

 

Scrive Fabrizio Zampighi (Sentireascoltare, aprile 2019);

"In un periodo storico in cui il suono pianistico che va per la maggiore è una neo-classica con un fortissimo debito verso Satie e scarsissima fantasia, ascoltare un disco come Ad Libitum di Francesca Gemmo è una boccata d’aria fresca: una contemporanea che non teme il silenzio o le dissonanze, l’approccio fisico come la dinamica. I dieci brani in piano solo del disco nascono da improvvisazioni realizzate in un mattino d’estate durante un’unica seduta di registrazione: «Le prime quattro (Sipari) si sviluppano lungo un arco formale precedentemente pianificato, mentre tutte le altre sono nate ad libitum, dialogando con e dentro il pianoforte», racconta la musicista".

 




SYLVANO BUSSOTTI GRANDI NUMERI ImprovvisoFantasia
Giuseppe Giuliano, Manuela Galizia, Francesca Gemmo, Giancarlo Schiaffini, Michele Mazzini, Sergio Armaroli
Numero di catalogo editoriale (n.e.) ARS 141 -024, Ars Publica associazione Edizioni Musicali,

 

 

 

 

Bussotti, i grandi numeri della bellezza

Un cd e una mostra confermano la potenza visionaria di Sylvano Bussotti, fra musica e pittura (e oltre)

 

Paolo Carradori

Il Giornale della Musica

Maggio 2017



SERGIO ARMAROLI AXIS QUARTET

Vacancy in the Park

℗  2015
Dodicilune ED340

8033309693408